In questo primo momento, l'indagine di Pino Lacava si concentra sulla materia come campo di forze. La pittura non è rappresentazione, ma tensione interna, struttura viva. Le tele si aprono a linee che si allungano, si torcono, vibrano. È un tempo di esperimenti, dove anche la scultura assume carattere energetico: metalli, legni, terre si piegano alla volontà del gesto, ma conservano la loro resistenza, la loro forza originaria.
La ceramica, in questa fase, si impone come materia incandescente: modellata, incisa, bruciata. È un mezzo di transizione tra la solidità della scultura e la flessibilità pittorica. Ogni forma sembra interrogare il suo stesso divenire.
L'Arte è niente, niente, niente, niente, niente — dicevano i Dada durante le loro performance. Ne è l'esempio un'opera che, dopo essere stata installata, viene buttata per sbaglio in un bidone della spazzatura, poi recuperata: qualcuno aveva pensato che quell'opera fosse niente.
Dal catalogo "Volare in Azzurro", 2012Opere
Telaio rivoltato così per caso
1970 · cm 70x60
Trovato catalogato e incorniciato
1972 · cm 100x70
Vedere dietro
1968 · cm 140x70
Segni e segnali
1970 · cm 140x100
Non è pittura
1973 · cm 90x80
Tele e telai rivoltati
1968 · esposti a Gioia del Colle, 1979I "Personaggi" — anni '70
Nel 1973-74 Pino Lacava realizza una serie di ritratti dal forte impatto simbolico e politico: figure ambigue, sospese tra autorità e vulnerabilità, spesso incorniciate da un uso espressivo del colore rosso e blu.
Omaggio ad Alfaro Siqueiros
1974 · cm 100x80
Il boia di turno
1974 · cm 100x80
Si arrende
1974 · cm 100x90
Rilievografonia di oggetti sensibili di una Civiltà Tecnologicamente avanzata
Scultura monumentale realizzata nel 1984 nello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, con i materiali di scarto della produzione, ed esposta in Piazza della Vittoria. Un'opera che pone il problema della "cittadinanza scissa" tra la città e la sua industria.